“Quanti PC abbiamo, e chi li sta usando?” In molte PMI italiane questa domanda non ha una risposta certa. I dispositivi si comprano un po’ alla volta, negli anni: un portatile per il nuovo assunto, due monitor per l’ufficio tecnico, uno smartphone aziendale per il commerciale. Le licenze software si rinnovano da sole, addebitate sulla carta aziendale. E quando qualcuno se ne va, il portatile a volte torna, a volte resta “da qualche parte”.
Il problema emerge sempre nel momento peggiore. Un notebook smarrito in trasferta: era cifrato? Quali dati conteneva? Un rinnovo licenze da approvare: stiamo pagando postazioni che nessuno usa? La migrazione a Windows 11: quante macchine del parco non sono compatibili? Una richiesta dell’assicurazione cyber o un percorso di adeguamento normativo: il primo documento che chiedono è proprio l’elenco degli asset. Senza inventario, ognuna di queste situazioni parte da un censimento improvvisato fatto di corsa.
L’inventario asset IT non richiede necessariamente un software dedicato: richiede prima di tutto un metodo. Un foglio strutturato, con i campi giusti già pronti e qualche automatismo che segnala scadenze e anomalie, è più che sufficiente per un parco di poche decine di dispositivi — ed è il punto di partenza obbligato anche per chi, in futuro, passerà a strumenti più evoluti. Questa guida presenta un template Excel scaricabile pensato esattamente per questo. Fa parte della serie “Template Excel per PMI” di SynSphere.
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Scarica il template “Inventario asset IT” (.xlsx)
Il file è pre-popolato con dati di esempio realistici di una PMI italiana: un parco di notebook, desktop, server, monitor, stampanti, dispositivi di rete e smartphone con assegnatari, garanzie e stati diversi, più un censimento software con rinnovi in scadenza, per mostrare subito come funzionano filtri, alert e dashboard.
Cosa contiene il template
Il workbook ha cinque fogli: una copertina di istruzioni e quattro fogli operativi.
Foglio Istruzioni
Copertina con la spiegazione di ogni foglio, le convenzioni grafiche della serie (celle azzurre da compilare, celle grigie calcolate) e l’ordine di lavoro consigliato: prima il censimento hardware, poi il software, infine la lettura di scadenze e dashboard.
Foglio 1 — Registro hardware
È il cuore del template: una riga per ogni dispositivo fisico. Le colonne coprono tutto ciò che serve davvero, senza eccessi:
- ID asset: un codice univoco interno (ad esempio HW-001, come nei dati di esempio). È il campo più importante del foglio: il numero di serie identifica il dispositivo per il produttore, l’ID asset lo identifica per te;
- tipo (menu a tendina): notebook, desktop, server, monitor, stampante, dispositivo di rete, mobile;
- marca, modello e numero di serie;
- assegnatario, reparto e sede: chi lo usa e dove si trova;
- stato (menu a tendina): in uso, in magazzino, in riparazione, dismesso;
- data di acquisto e fine garanzia;
- note libere (configurazioni particolari, contratti di assistenza, accessori).
La colonna dello stato si colora da sola — verde per “in uso”, giallo per “in riparazione”, rosso per “dismesso” — e il filtro è già attivo sulle intestazioni: filtrando per assegnatario ottieni in un clic la dotazione di una persona, utile alla consegna e, soprattutto, alla restituzione.
Foglio 2 — Software e licenze
L’inventario che quasi tutti dimenticano. Una riga per ogni prodotto software o servizio in abbonamento: nome, tipo di licenza (per utente, per dispositivo, abbonamento), seat acquistati e seat effettivamente usati, scadenza del rinnovo, costo annuo indicativo e fornitore o rivenditore.
Due automatismi rendono il foglio utile da subito. Il primo confronta seat acquistati e usati: se gli utilizzatori superano i seat pagati la cella diventa rossa (sei fuori licenza), mentre il confronto inverso fa emergere le licenze dormienti — postazioni pagate che nessuno usa, tipicamente eredità di chi ha lasciato l’azienda. Il secondo segnala i rinnovi: riga gialla se la scadenza cade entro 60 giorni, rossa se è già passata, così la decisione se confermare, ridurre o disdire arriva prima dell’addebito automatico, non dopo.
Foglio 3 — Scadenze
La vista che evita le sorprese: raccoglie in un unico elenco, con formule collegate ai primi due fogli, le garanzie hardware e i rinnovi delle licenze. Per ogni voce la colonna dei giorni mancanti si ricalcola a ogni apertura del file: rosso se la scadenza è già passata, giallo se cade entro 60 giorni. Ordina o filtra per giorni mancanti e hai l’agenda delle prossime decisioni: estensioni di garanzia, sostituzioni, disdette.
Foglio 4 — Dashboard
Il foglio direzionale, tutto calcolato con formule live (COUNTIF, SUMPRODUCT, date a confronto) sui registri:
- asset totali per tipo e per stato (in uso, in magazzino, in riparazione, dismessi);
- garanzie scadute e in scadenza;
- costo annuo complessivo del software, con seat acquistati e usati totali;
- prodotti con seat in eccesso (più utilizzatori che licenze);
- rinnovi in arrivo e rinnovi già scaduti.
Le formule coprono le prime 200 righe dei registri: puoi aggiungere asset senza toccarle. Una revisione mensile della dashboard dura pochi minuti e dice subito dove guardare.
Come usare il template, passo per passo
- Censimento iniziale. Si fa di persona, non dalle fatture: un giro per uffici e magazzino con il foglio aperto. Assegna a ogni dispositivo un ID asset e, se possibile, applica un’etichetta fisica con quel codice. È il passaggio che richiede più tempo, ma si fa una volta sola.
- Aggancia le assegnazioni. Per ogni dispositivo in uso registra assegnatario e sede. Per i dispositivi che escono dall’azienda (portatili, smartphone) molte PMI affiancano un modulo di consegna firmato: il foglio ti dice in ogni momento chi ha cosa.
- Completa il censimento software. Parti dagli abbonamenti ricorrenti — sono quelli che costano ogni mese — e poi aggiungi le licenze perpetue ancora in uso. Le voci si recuperano da estratti conto, fatture dei fornitori e portali di amministrazione.
- Registra ogni movimento. Nuovo acquisto, riassegnazione, invio in riparazione, dismissione: la riga si aggiorna nel momento in cui il movimento avviene. Un inventario aggiornato “quando c’è tempo” smette di essere affidabile nel giro di pochi mesi.
- Collega l’offboarding. Quando un collaboratore lascia l’azienda, il filtro per assegnatario diventa la checklist di restituzione: dispositivi da rientrare, licenze da liberare. È un tassello della procedura più ampia descritta nella guida all’offboarding sicuro in Microsoft 365.
- Revisione periodica. A cadenza regolare apri Scadenze e Dashboard, verifica a campione che qualche riga corrisponda alla realtà e decidi: dismissioni da formalizzare, garanzie da estendere, rinnovi da rinegoziare. Per i rinnovi e le scadenze contrattuali più ampie c’è anche il template scadenzario aziendale della stessa serie.
Gli errori più comuni
Il censimento one-shot. L’inventario fatto una volta e mai più toccato è l’errore numero uno: dopo sei mesi è una fotografia sbiadita e nessuno si fida più del dato. La contromisura è organizzativa, non tecnica: una persona responsabile dell’aggiornamento e la regola che nessun dispositivo entra o esce senza passare dal foglio.
Confonderlo con il registro cespiti. L’inventario operativo IT e il libro cespiti del commercialista hanno scopi diversi: il primo dice chi usa cosa e in che stato è, il secondo serve ad ammortamenti e bilancio. Tenerli allineati è utile, fonderli in un unico documento li rovina entrambi. Per gli aspetti contabili e fiscali della gestione cespiti, confrontati con il tuo consulente.
Dimenticare il software. Il parco hardware si vede, gli abbonamenti no. Eppure è proprio sul software che si annidano i costi silenziosi: licenze dormienti, piani sovradimensionati, servizi sottoscritti da un reparto e dimenticati.
Affidarsi al solo numero di serie. I serial sono lunghi, si trascrivono male e non dicono nulla a colpo d’occhio. L’ID asset interno, breve e progressivo, è ciò che rende l’inventario usabile ogni giorno.
Non tracciare le dismissioni. Un dispositivo dismesso non sparisce: contiene dati aziendali e va cancellato in modo sicuro prima di essere ceduto o smaltito. La riga in stato “dismesso”, con data e nota sul trattamento, è la traccia che dimostra che il passaggio è stato gestito.
Quando il foglio non basta più
Per un parco di poche decine di dispositivi il template è più che sufficiente. Quando il parco cresce, emergono tre limiti strutturali: l’aggiornamento resta manuale, il foglio non può verificare da solo che un dispositivo esista davvero e sia conforme, e non sa nulla dello stato di sicurezza delle macchine — patch mancanti, crittografia attiva, vulnerabilità note.
Per una PMI già su Microsoft 365 l’evoluzione naturale è a portata di licenza. Microsoft Intune, incluso nei piani Business Premium, registra i dispositivi aziendali e ne mantiene l’inventario in automatico: hardware, sistema operativo, applicazioni installate, stato di conformità e crittografia, con la possibilità di bloccare o cancellare da remoto un dispositivo smarrito. Come impostarlo è descritto nella guida all’implementazione di Microsoft Intune. Sul fronte sicurezza, Microsoft Defender aggiunge all’inventario la dimensione che a Excel manca per definizione: per ogni dispositivo mostra vulnerabilità, esposizione e priorità di intervento.
C’è anche un motivo di compliance: l’inventario degli asset è il punto di partenza di qualunque percorso strutturato di sicurezza, ed è tra le misure richiamate dalla direttiva NIS2 per le aziende coinvolte — direttamente o tramite la filiera. Il tema è approfondito nella guida operativa NIS2 per PMI; per gli obblighi specifici della tua azienda, il confronto con un consulente legale resta la strada giusta.
Il momento per valutare il passaggio non è una soglia precisa di dipendenti: sono i segnali. Il foglio è spesso disallineato, i dispositivi fuori sede crescono, serve sapere in tempo reale se una macchina è protetta. A quel punto l’inventario smette di essere un documento e diventa una funzione del sistema.
Cosa fare adesso
- Scarica il template “Inventario asset IT” e fai il censimento iniziale: un giro fisico, un ID per ogni dispositivo.
- Completa il foglio software partendo dagli abbonamenti ricorrenti: è lì che si trovano le licenze dormienti.
- Nomina un responsabile dell’aggiornamento e fissa la regola: nessun asset entra, esce o cambia mano senza passare dal foglio.
- Aggancia l’inventario alle procedure di onboarding e offboarding: consegna e restituzione tracciate per ogni persona.
- Quando il parco cresce, valuta l’evoluzione verso Intune e Defender per inventario automatico e visibilità sulla sicurezza.
Per un assessment del parco dispositivi e un percorso di gestione strutturata su stack Microsoft (Intune, Defender, assistenza Microsoft 365 gestita), contattaci: valutazione iniziale gratuita e piano operativo su misura.