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Cloud Migrazione cloud In evidenza

Consolidamento di due tenant Microsoft 365: 10 utenti e 3 workload con strumenti nativi

Due tenant Microsoft 365 consolidati in uno: 10 utenti, tre workload e soli strumenti nativi Microsoft, senza tool di terze parti e senza dati su infrastrutture esterne.

Cliente
Società di IT outsourcing e recruiting tecnologico
Settore
Servizi IT / ICT
Sede
Italia
Dimensione
10 utenti nel perimetro di migrazione

01 — Il contesto

Situazione di partenza

Due tenant Microsoft 365 separati da portare in uno. Il perimetro: 10 utenti con casella Exchange Online, OneDrive personale e i file dei team di Microsoft Teams. Piccolo nei numeri, non nella complessità: una migrazione tenant-to-tenant ha due ambienti vivi contemporaneamente e un dominio che fa da collo di bottiglia, perché lo stesso dominio verificato non può esistere su due tenant insieme.

La richiesta esplicita era di restare sugli strumenti nativi Microsoft, senza tool di migrazione di terze parti: nessuna licenza aggiuntiva oltre a quelle Microsoft, nessun dato che transita da infrastrutture di altri, e un percorso interamente supportato dal vendor. In cambio bisogna accettare i limiti del nativo e progettare intorno a essi — che è la parte dove si decide se il progetto va liscio.

Soluzione SynSphere

Percorso scelto: per-workload, non orchestrator. Con un perimetro di posta, OneDrive e file — senza necessità di portarsi dietro chat e riunioni di Teams — il percorso per workload è quello con più chilometri alle spalle, non richiede il Cross-Tenant Identity Mapping come obbligo e consente l'automazione non presidiata tramite un'app Entra multi-tenant con permesso applicativo. Il limite di 2.000 caselle per batch rendeva i 10 utenti una singola ondata.

I tre workload, con tre strumenti distinti. Le caselle con la *cross-tenant mailbox migration* (MRS, in "pull" dal tenant di destinazione); OneDrive con la *cross-tenant OneDrive migration*; i file dei team con la *cross-tenant SharePoint site migration*, perché nativamente di Teams si migra il sito SharePoint del team — non i canali né i post.

La scelta dichiarata in fase di design: team e canali si ricreano nel tenant di destinazione. Nativamente non migrano, e dirlo prima è diverso dal farlo scoprire al cutover. Ricrearli è anche l'occasione per ripulire una tassonomia che nel tempo si sporca. Chat e riunioni sarebbero state possibili solo passando all'orchestrator, che però non copre i siti SharePoint: un ibrido non giustificato su questo perimetro.

L'ordine che evita il fallimento. Gli attributi di identità sugli oggetti del tenant di destinazione — `ExchangeGuid`, `ArchiveGuid`, indirizzi x500, `targetAddress` — sono stati stampati prima di assegnare le licenze workload. È la causa numero uno di fallimento in questi progetti: licenziare un MailUser prima dello stamping fa provisionare al target una casella nuova e vuota, e la conversione fallisce.

Il metodo completo, con i criteri di esclusione e le due licenze di migrazione che si confondono, è nella guida alla migrazione tenant-to-tenant. L'assessment è la fase che decide il progetto: vedi il cloud assessment.

03 — I risultati

Risultati misurabili

  • 10 utenti migrati su 3 workload — Exchange Online, OneDrive e file dei team — con soli strumenti nativi Microsoft
  • Nessun tool di terze parti: nessuna licenza aggiuntiva oltre a quelle Microsoft e nessun dato transitato da infrastrutture esterne
  • Perimetro gestito in un'unica ondata: il limite del percorso per-workload è 2.000 caselle per batch
  • Team e canali ricreati nel tenant di destinazione come scelta dichiarata a progetto, non come sorpresa al cutover: nativamente non migrano
  • Permessi FullAccess, SendAs e SendOnBehalf ri-stampati dopo la migrazione, pianificati in anticipo perché cross-tenant non migrano

Tecnologie utilizzate

Stack tecnologico applicato per il progetto.

Prodotti SynSphere coinvolti

Approfondisci i prodotti del catalogo SynSphere applicati in questo case study.