Il PC della sala riunioni di un capannone a Segrate si accende due volte al mese. Un lunedì mattina Teams non si apre sulla solita schermata di accesso, ma su una pagina che dice che la versione è troppo vecchia e propone tre strade: aggiorna, chiama l’IT, continua sul web. Nessuno ha toccato niente: è il comportamento previsto, e capirne il meccanismo è l’unico modo per evitare che si ripresenti su altre dieci postazioni.
Teams è governato dalla Modern Lifecycle Policy, che tiene gli utenti sulla versione più recente: il client desktop viene aggiornato due volte al mese e si installa da solo quando l’aggiornamento diventa disponibile per quella macchina. Non c’è una data da segnare in calendario, c’è un processo che o funziona in silenzio, o si inceppa in silenzio.
Su Windows non esiste il pulsante «aggiorna ora»
Le applicazioni desktop su Windows e su Mac controllano la disponibilità di aggiornamenti all’avvio e poi ogni poche ore in background, che l’app sia aperta o chiusa, e perché l’aggiornamento avvenga deve esserci un utente connesso alla macchina. Un PC acceso ma fermo sulla schermata di login non aggiorna niente: è per questo che le postazioni condivise restano indietro più delle altre.
Sul client Windows il download passa da Delivery Optimization e scarica solo il delta rispetto alla versione installata; l’installazione parte da sola quando l’applicazione è inattiva, ma per avere effetto serve un riavvio dell’app, che il pulsante Riavvia accanto al menu dei tre puntini permette di anticipare. È l’unica leva in mano all’utente.
Quando si inceppa, la causa non è dentro Teams
Se il client resta indietro, dentro l’app non c’è niente da fare. Il meccanismo poggia su tre cose esterne, e ognuna si rompe per conto suo.
- Il servizio che scarica. Su Windows l’aggiornamento automatico di Teams è alimentato da Delivery Optimization: il servizio disattivato, oppure configurato con la modalità di download 100 (Bypass) che non è supportata, impedisce all’updater di scaricare il pacchetto. Non serve abilitare il peer-to-peer.
- I permessi della cartella. Su Windows il client è un pacchetto MSIX installato a livello macchina sotto Program Files, con le ACL controllate strettamente dal sistema: se qualcuno modifica quei file o i loro permessi, Windows considera l’applicazione in stato corrotto. Succede con gli script di «pulizia» e con gli antivirus troppo zelanti.
- Il sistema operativo sotto. Il requisito per il client desktop su Windows è Windows 10 versione 10.0.19041 o superiore, con l’esclusione di qualsiasi versione LTSC: su una SKU LTSC il client desktop non è supportato. Lì non c’è niente da riparare.
Il ritardo che diventa un blocco
Qui si chiude il cerchio con la sala riunioni. Sul client desktop, se la versione installata ha fra uno e tre mesi ed esiste una versione più recente, compare un avviso dentro l’app che invita ad aggiornare o a contattare l’IT; oltre i tre mesi l’avviso diventa una pagina bloccante, con tre opzioni: aggiornare subito, rivolgersi all’amministratore IT oppure continuare su Teams sul web. Non è un guasto e non si aggira: è una manutenzione mancata che presenta il conto nel momento peggiore.
Sul Mac il canale è un altro
Una differenza sola, ma pesa. Su Mac il client desktop si aggiorna tramite Microsoft AutoUpdate: l’utente può forzare il controllo con Verifica aggiornamenti dal menu Aiuto, e Teams per Mac non si riavvia mai da solo per applicare un aggiornamento, ma aspetta sempre che sia l’utente ad agire. Se quel comando non apre nulla, il problema è Microsoft AutoUpdate, non Teams: la procedura che funziona su Mac non esiste su Windows, e viceversa.
Serve una mano sulla flotta Microsoft 365?
Se avete postazioni che restano indietro, PC condivisi che non aggiornano perché nessuno resta connesso, o un firewall che ispeziona il traffico Microsoft 365, il problema non è Teams: è il processo di manutenzione dei client. È quello che copriamo con l’assistenza Microsoft 365 gestita. Parlane con un nostro consulente: guardiamo lo stato reale delle versioni e cosa le sta bloccando.
Domande frequenti
Come si aggiorna manualmente Microsoft Teams su Windows?
Non esiste un comando utente che scarica l’aggiornamento su richiesta. Le applicazioni desktop su Windows e Mac controllano la disponibilità all’avvio e poi ogni poche ore in background, che l’app sia aperta o chiusa, purché ci sia un utente connesso alla macchina; sul client Windows il download passa da Delivery Optimization. Quello che l’utente controlla è il riavvio: il pulsante Riavvia accanto al menu dei tre puntini applica subito un aggiornamento già scaricato.
Cosa vede l’utente se il client Teams è troppo vecchio?
Riguarda il client desktop e ha due stadi. Se la versione installata ha fra uno e tre mesi ed esiste una versione più recente, compare un avviso dentro l’app che invita ad aggiornare o a contattare l’IT. Oltre i tre mesi l’avviso diventa una pagina bloccante, con tre sole strade: aggiornare subito, rivolgersi all’amministratore IT oppure continuare a lavorare con Teams sul web. È il comportamento previsto dalla Modern Lifecycle Policy che governa Teams.
Il client desktop di Teams funziona su Windows LTSC?
No. Il requisito documentato per il client desktop su Windows è Windows 10 versione 10.0.19041 o superiore, con l’esclusione esplicita di qualsiasi versione LTSC: sulle postazioni installate con una SKU LTSC il client desktop non è supportato. Su quelle macchine non c’è un aggiornamento da riparare.