«Ti mando la proforma, appena arriva il bonifico emetto la fattura.» È una frase che in molte PMI italiane si pronuncia ogni settimana: il cliente nuovo che paga anticipato, l’acconto chiesto prima di avviare la commessa, il cliente estero che per sbloccare il pagamento vuole un documento completo di tutti i dati. Il problema, di solito, non è la proforma in sé: è come viene prodotta. Spesso è un file Word riciclato dall’ultima occasione, con i totali calcolati a mano, i dati del cliente precedente rimasti in un angolo e nessuna traccia di quali proforma siano state inviate, incassate o convertite in fattura.
La fattura proforma è un documento che anticipa, quasi alla lettera, il contenuto della futura fattura: stessi dati, stesse righe, stessi importi. La differenza decisiva sta nel valore: la proforma non è un documento fiscale — non si registra ai fini IVA e non transita dal Sistema di Interscambio. Serve a chiedere un pagamento, formalizzare un acconto o accompagnare una trattativa ormai chiusa, prima che esista la fattura vera e propria. E proprio perché vive in una zona delicata — assomiglia a una fattura, ma non lo è — conviene maneggiarla con ordine: gli aspetti fiscali, a partire da quando un incasso fa scattare l’obbligo di emettere la fattura definitiva, dipendono dal regime e dal caso concreto, e il riferimento resta il tuo commercialista.
Questa guida presenta un template Excel scaricabile che mette ordine nel flusso: un documento pronto da compilare ed esportare in PDF, con IVA e totali calcolati dalle formule, e un registro che tiene traccia dello stato di ogni proforma emessa. Fa parte della serie “Template Excel per PMI” di SynSphere.
Preventivo, proforma, fattura: tre documenti, tre momenti
Prima del template, vale la pena distinguere tre documenti che nelle PMI si confondono spesso.
Il preventivo vive nella fase commerciale: descrive cosa offri e a quale prezzo, e il cliente è libero di accettarlo, negoziarlo o lasciarlo cadere. Per quella fase la serie ha già un template dedicato a preventivi e listino prezzi.
La proforma arriva dopo, quando l’accordo c’è: è la fotografia della fattura che emetterai, usata per chiedere il saldo o l’acconto. Non ha numerazione fiscale, non concorre alla liquidazione IVA e, per evitare equivoci, riporta sempre una dicitura esplicita che la qualifica come documento non valido ai fini fiscali.
La fattura è il documento fiscale vero e proprio: per la generalità delle imprese italiane è elettronica e passa dal Sistema di Interscambio. Su tempi e modalità di emissione — soprattutto quando incassi prima di fatturare — le regole dipendono dal tipo di operazione e dal regime della tua azienda: prima di adottare stabilmente un flusso “proforma e poi fattura”, fallo validare dal commercialista.
Un capitolo a parte è l’estero: in molti scambi internazionali la proforma invoice è il documento che il cliente usa per autorizzare il pagamento, e in certi casi accompagna le pratiche doganali. Anche qui i requisiti formali li detta il caso specifico — spedizioniere e dogana prima di tutto — così come accade per i documenti di trasporto, per i quali la serie offre un template DDT dedicato.
Scarica il template
Scarica il template “Fattura proforma” (.xlsx)
Il file è pre-popolato con dati di esempio realistici: un’anagrafica con otto clienti fittizi, una proforma completa con più righe, aliquote diverse e totali calcolati, e un registro con documenti in vari stati — così vedi il flusso completo funzionare prima di inserire i tuoi dati. Solo il blocco dell’emittente è un segnaposto dichiarato, da sostituire subito con i dati della tua azienda.
Dentro il file: quattro fogli
Istruzioni
La copertina spiega in che ordine usare i fogli e le convenzioni grafiche della serie: celle azzurre da compilare, celle grigie calcolate dalle formule, righe nere per i totali, più i colori con cui il registro distingue gli stati. Le note operative coprono i punti che generano più dubbi: che cosa è — e soprattutto che cosa non è — la proforma sul piano fiscale, e quando un foglio di calcolo inizia a non bastare più.
Anagrafica clienti
Il foglio da compilare prima del primo documento: una riga per cliente, con ragione sociale, indirizzo, partita IVA, codice fiscale, email o PEC, codice SDI e condizioni di pagamento abituali. È l’elenco che alimenta il menu a tendina del documento: scegli il destinatario e i suoi dati si compilano da soli. Scrivere l’anagrafica una volta sola — invece di ribatterla a ogni proforma — toglie di mezzo il copia-incolla fra file e i dati del cliente precedente dimenticati nella versione nuova.
Fattura proforma: il documento
Il cuore del template, impaginato per la stampa su A4 e l’esportazione in PDF. In testa, due blocchi affiancati: l’emittente, con i dati della tua azienda da scrivere direttamente sul foglio, e il destinatario, che non si ribatte mai — si sceglie dal menu a tendina collegato all’anagrafica, e indirizzo, partita IVA, codice fiscale, PEC e codice SDI si riempiono da soli. Seguono numero e data del documento e la tabella delle righe:
- descrizione del prodotto o servizio;
- quantità e prezzo unitario;
- sconto percentuale di riga;
- aliquota IVA, scelta da menu a tendina fra 22, 10, 5, 4 ed esente;
- importo di riga, calcolato dal foglio al netto dello sconto.
In fondo, il riquadro dei totali lavora da solo: un riepilogo che suddivide imponibile e imposta per ciascuna aliquota usata, poi imponibile complessivo, IVA e totale documento. Chiudono la pagina condizioni di pagamento, IBAN e validità dell’offerta, da compilare in coda al foglio. La dicitura che qualifica il documento come proforma, non valida ai fini fiscali, compare due volte — sotto il titolo e subito dopo i totali: è il dettaglio che più spesso manca nei file improvvisati, ed è quello che evita malintesi con il cliente e con chi tiene la contabilità.
Registro delle proforma
Il foglio che nei flussi improvvisati manca quasi sempre: l’elenco dei documenti emessi. Una riga per proforma — numero, data, cliente, imponibile, IVA e totale — e uno stato scelto da menu a tendina: inviata, accettata o fatturata, ciascuno con il proprio colore. Le colonne finali collegano ogni proforma al suo esito: il riferimento della fattura definitiva e una nota libera. In fondo al foglio, i contatori calcolati dalle formule rispondono alle domande che contano: quante proforma sono ferme in attesa di esito, quante sono già diventate fattura e quanto valore c’è in ciascuno stato.
Dalla proforma all’incasso: il flusso in cinque passi
- Setup iniziale. Sostituisci i dati segnaposto dell’emittente con quelli della tua azienda, compila condizioni di pagamento, IBAN e validità in coda al documento e porta i tuoi clienti nel foglio Anagrafica clienti. Decidi anche la serie di numerazione delle proforma — un prefisso dedicato, ad esempio “PF”, tiene la sequenza ben distinta da quella delle fatture vere.
- Compila il documento. Per ogni nuova proforma scegli il destinatario dalla tendina dell’anagrafica, poi inserisci righe, quantità e prezzi; sconti e IVA li gestiscono le tendine e le formule. Rileggi una volta sola: il grosso degli errori dei file fatti a mano — totali sbagliati, aliquote incoerenti, ragione sociale ribattuta male — qui non può accadere; resta da verificare che l’anagrafica sia aggiornata.
- Esporta e invia. Stampa il foglio in PDF e invialo al cliente con le istruzioni di pagamento. Il PDF, oltre a essere più professionale di un file Excel allegato, congela il documento: quello che il cliente ha ricevuto non cambia se il file sorgente viene aggiornato.
- Aggiorna il registro. Appena inviata, la proforma entra nel registro con il suo stato. È il passaggio che trasforma il template da modulo di stampa a strumento di gestione: una volta alla settimana, un’occhiata agli stati dice quali clienti vanno sollecitati.
- Converti e chiudi. All’incasso — o nei termini che hai concordato con il commercialista per il tuo regime — emetti la fattura definitiva con il software di fatturazione elettronica, porta lo stato della proforma a fatturata annotando nel registro il riferimento del documento definitivo, e registra l’incasso in prima nota. Se il pagamento è dilazionato, lo scadenzario aziendale della stessa serie tiene il calendario degli incassi attesi.
Gli errori più comuni
- Trattare la proforma come una fattura. La proforma non va consegnata al commercialista come documento contabile né registrata ai fini IVA: è la fattura definitiva a fare fede. Se il dubbio è “questa operazione andava già fatturata?”, la risposta non sta nel template ma nello studio che ti segue.
- Numerazione mescolata. Usare la stessa sequenza per proforma e fatture genera buchi e doppioni che prima o poi qualcuno dovrà spiegare. Serie separate, sempre.
- Dicitura assente. Un documento che sembra una fattura, ha i totali di una fattura ma non dichiara di non esserlo è un equivoco pronto a nascere — con il cliente, con la banca, con chi tiene la contabilità.
- Proforma inviate e dimenticate. Senza registro, la proforma non incassata non la sollecita nessuno: il documento è partito, il pagamento no, e nessuno se n’è accorto. Gli stati del registro esistono per questo.
- Incassare e rimandare la fattura. L’incasso a fronte di proforma può avere conseguenze sui tempi di fatturazione: è il punto fiscalmente più delicato dell’intero flusso, e la cosa giusta da fare è definire la procedura con il commercialista prima che il caso si presenti.
- Copia-incolla dall’ultimo file. Il classico: ragione sociale del cliente vecchio, prezzo non aggiornato, IBAN superato. Il template centralizza i dati dei clienti nell’anagrafica proprio per togliere di mezzo questa categoria di errori.
Quando il foglio inizia a stare stretto
Per una micro o piccola impresa che emette poche proforma al mese, il template copre il fabbisogno. I segnali che indicano il passaggio a uno strumento integrato sono ricorrenti: il volume cresce e ribattere anagrafiche e righe diventa lavoro doppio; più persone emettono documenti e il file unico va in conflitto; preventivi, ordini e fatture vivono già in altri sistemi e la proforma resta un’isola scollegata.
Il passo naturale per una PMI già su Microsoft 365 è Microsoft Dynamics 365 Business Central: la catena offerta, ordine e fattura diventa un unico flusso, con anagrafiche clienti e listini centralizzati. La proforma smette di essere un file a parte — è un passaggio del processo di vendita — e la fattura elettronica parte dagli stessi dati, senza ribattere nulla. Sul piano direzionale, Microsoft Power BI legge quegli stessi dati e risponde alle domande che il registro Excel può solo abbozzare: quanto valore è in attesa di incasso, quanto tempo passa fra proforma e pagamento, quali clienti pagano puntuali e quali no.
I prossimi passi
- Scarica il template “Fattura proforma”, sostituisci i dati segnaposto dell’emittente con i tuoi e compila l’anagrafica clienti.
- Emetti la prossima proforma dal template ed esportala in PDF: il confronto con il file fatto a mano si commenta da solo.
- Ricostruisci il registro: porta dentro le proforma ancora aperte e assegna a ciascuna uno stato.
- Definisci con il commercialista la procedura di conversione in fattura per il tuo regime, così il passaggio più delicato del flusso è scritto, non improvvisato.
- Quando volumi e persone crescono, valuta l’evoluzione verso Business Central e Power BI.
Per capire come strutturare l’intero flusso documentale di vendita — preventivo, proforma, fattura elettronica — sul tuo stack Microsoft (Dynamics 365 Business Central, Power BI), contattaci: valutazione gratuita iniziale e roadmap costruita sui tuoi volumi reali.